La pietra scartata

La pietra che i costruttori hanno scartata, è diventata pietra angolare. Questo è stato fatto dal Signore: una meraviglia ai nostri occhi.

(Sal 118,22-23).

Se all’interno del tuo mondo, ti senti come una pietra scartata.

Se ti senti poco apprezzato dagli altri, a volte quasi trasparente.

Magari quando non la stai cercando, ecco che troverai la tua strada. Si rivelerà dietro una curva o nel posto più strano in cui proprio non pensavi.

Anche quella strada ti costerà fatica, difficilmente la troverai in discesa.

Abbi coraggio, percorrila. E capirai che anche tu puoi essere apprezzato e accolto.

Puoi essere, per qualcuno, non più la pietra scartata ma la testata d’angolo.

E se sei ancora sfiduciato, sappi che per il Padre lo sei già.

Auguri ai lavoratori

Auguri a tutti i lavoratori.

Auguri a tutti quelli che il lavoro l’hanno perso o non l’hanno mai trovato

Auguri a tutti quelli che in questo momento drammatico stanno lavorando negli ospedali, nei negozi e supermercati, negli studi professionali, nelle aziende che producono e in quelle che trasportano i prodotti e le persone, nei loro laboratori artigianali.

Auguri a tutti quelli che stanno lavorando da remoto e hanno dimostrato alle aziende che si, anche in Italia si può lavorare da remoto.

Auguri a tutti quelli che stanno lavorando a tempo pieno e a chi è in cassa integrazione totale o parziale.

Auguri ai lavoratori dipendenti e ai lavoratori autonomi. Perché si capisca che non sono due categorie differenti. Siamo tutti lavoratori.

Auguri a tutti i pensionati che con il loro lavoro hanno costruito il nostro paese, ora toccherà a noi ricostruirlo.

Auguri alla nostra Repubblica che il lavoro l’ha messo nell’articolo 1 della sua Costituzione, la più bella del mondo.

Auguri a tutti con la speranza che, quando potremo mettere tutto questo alle spalle, il mondo del lavoro avrà capito la lezione e potrà veramente cambiare.

Perché tutti i lavoratori possano avere i propri diritti.

Perché i diritti o sono di tutti o si chiamano privilegi.

Se vuoi aggiungere i tuoi auguri, commenta qui sotto.

L’ultimo giorno da pendolare

Era il 10 Marzo del 2020, Covid19 non aveva ancora mostrato tutto il suo orrore ma la zona rossa si era già estesa da tutta la Regione Lombardia a tutto il territorio nazionale.

In ufficio era stato deciso di fare i turni per mantenere un minimo presidio. Al mattino lascio la macchina come solito nel parcheggio della stazione di Biassono – Lesmo – Parco: è vuoto. Quando vidi le sbarre del passaggio a livello scendere, scesi al binario: deserto. Poi poco prima dell’arrivo del treno arrivarono 2 persone.

Biassono – Lesmo – Parco 10 Marzo 2020

All’interno del treno pochissime persone, molte delle quali con la mascherina. Qualcuno la simula con la sciarpa.

Anche la metropolitana era poco frequentata

tanto che quando scendo a Porta Genova (M2) ho solo 2 persone davanti a me invece delle decine con le quali di solito devo sgomitare

Al ritorno il copione è il medesimo, pochissime persone.

Alla metropolitana di Porta Garibaldi la scena che mi si presenta di fronte è per me surreale. Dove fino a pochi giorni prima decine di pendolari frettolosi correvano verso il loro treno e il tanto desiderato rientro a casa, non c’era nessuno. O meglio un solo viaggiatore che scrutava l’orario dei treni.

Milano Porta Garibaldi, 10 Marzo 2020

Il giorno dopo decisi di recarmi in ufficio in auto per correre anch’io meno rischi. Dal 12 Marzo ho iniziato lo smart working.

Ora ho rimesso mano a questo blog, e stranamente sento la nostalgia del mio essere pendolare. Che tornerà, quando tutto finirà.

Sperem.

Pasqua 2018: come lo riconosceremo?

Anche quest’anno è arrivata la Pasqua. Gesù ha vinto la morte e non è più nel sepolcro.
Ed ora come lo riconosceremo?
L’errore che secondo me commettiamo è quello di cercarlo, Lui che ha vinto la morte (!) tra i potenti ed i  vincitori.
Noi dobbiamo invece cercarlo sempre tra gli umili, i perdenti, gli ultimi.
Lui è nato in una mangiatoia, perché sua Madre e Giuseppe non sono stati accolti da nessuno.
Lui è stato profugo in Egitto, appena nato, per sfuggire alla persecuzione di Erode.
Ha vissuto, fino all’inizio della sua vita pubblica, lavorando nella bottega di falegname di Giuseppe.
Lui è stato abbandonato dai discepoli nel Getsemani.
E allora come lo riconosceremo? Lo riconosceremo come hanno fatto i due discepoli ad Emmaus: lo riconosceremo nello spezzare il pane!
Lo riconosceremo in ogni gesto di condivisione.

Pendolari gentili

Ritorno a casa in treno è venerdì sera.
Stanco, mi addormento dopo aver letto qualche pagina di giornale.
Mi sveglio di soprassalto, vedo la mia stazione.
Raccolgo al volo le mie cose e corro alla porta per scendere.
La porta è già chiusa, non posso più scendere. Corro nell’altro vagone nella speranza di riuscire ad aprire la porta. Il treno parte.
Mentre sto aspettando la stazione successiva, già pensando al fatto che dovrò aspettare circa mezz’ora per tornare indietro, sento una voce che mi saluta.
Un uomo che conosco di vista, sono più amico di suo fratello. Gli racconto sconsolato che sarei dovuto scendere alla fermata precedente ma che mi sono addormentato e non ho fatto in tempo.
A questo punto lui, arrivato a casa, perchè abita a 10 metri dalla stazione dove scendiamo, si offre di accompagnarmi alla stazione precedente in macchina.
La gentilezza ancora esiste.
Fai il bene e il bene torna. 

L’asinello (breve storia di Natale)

C’era una volta un ragazzo che viveva nelle campagne della Palestina. Aiutava suo padre nel lavoro dei campi ed accudiva gli asini. L’asino a cui era più affezionato era il più anziano, lo avevano sempre chiamato Piccolo perché non era mai cresciuto molto.
Un giorno suo padre disse al ragazzo che non potevano più tenere Piccolo perché era diventato troppo vecchio per reggere il duro lavoro dei campi: dovevano venderlo o sopprimerlo.
Quando venne giorno di mercato, a malincuore, il ragazzo portò Piccolo nella città di Nazareth per cercare di venderlo. Voleva però essere sicuro che l’acquirente fosse una brava persona che lo avrebbe accudito e non macellato.
Lo portò al mercato ma tutti i mercanti a cui si rivolse per venderlo lo derisero perché Piccolo era troppo vecchio e malandato; qualcuno invece gli chiese di acquistarlo per macellarlo.
Il ragazzo stava quasi per rassegnarsi quando, uscendo dalla città di Nazareth incontrò un uomo mite che gli chiese se l’asino fosse in vendita: ne aveva bisogno per portare sua moglie, incinta, a Betlemme per registrarsi al censimento. L’uomo disse che poteva pagarlo solo con una moneta d’argento;  gli promise però che l’avrebbe trattato bene e dicendo questo accarezzò la testa di Piccolo. L’asinello guardò il ragazzo che capì: quell’uomo era l’acquirente giusto!
Era quasi il tramonto quando Piccolo vide l’uomo mite e sua moglie incamminarsi per lasciare Nazareth. Il ragazzo li guardò partire fino a l’oscurità li tolse dalla sua vista. Ma subito dopo, nel punto in cui erano scomparsi all’orizzonte, nel cielo blu, una stella cometa illuminò il cielo e il ragazzo pensò: è un buon segno, vuol dire che Piccolo sarà felice.
Non importa se tu ti senti piccolo o vecchio o debole, non importa se gli altri ti deridono o vogliono approfittarsi di te.
Gesù ha scelto te, per mostrarsi al mondo!

Ricordo di Gianmaria Testa

Il palco era minimalista. Uno sgabello, un tavolino basso sul quale qualcuno, prima dell’inizio del concerto aveva posato un bicchiere di vino bianco ed un asciugamano. Appoggiate dietro lo sgabello un paio di chitarre, una elettrica ed una acustica.

Poi iniziava lo spettacolo. E la sua voce soffiava nel microfono canzoni che parlavano di aerei e mongolfiere, di viaggi,  donne e soprattutto degli ultimi: dei seminatori di grano e dei migranti.

Tra una canzone e l’altra, qualche parola per cucire i pensieri per inquadrare ancora meglio i concetti che gli stavano a cuore.

Questa mattina, la notizia della sua morte si è conficcata come una spina diritta nel mio cuore. Sapevo della sua malattia ma nutrivo ancora la speranza di poter rivedere un suo spettacolo, di rivivere ancora quella magia.

Ciao Gianmaria, uomo mite e colto. Non so trovare altre parole per salutarti perché “io non lo conosco / il tono giusto del saluto / e nemmeno le parole / per la circostanza”.

Prima vennero a prendere…

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare

Questo testo attribuito a Bertold Brecht racchiude il senso del Giorno della Memoria e lo cala dritto dritto nei nostri giorni. Il rischio che io vedo in questa ricorrenza è infatti quello di farci pensare che quella tragedia vada si ricordata ma contestualizzata solo in quell’epoca ormai passata ed attribuita alla follia nazista sicuramente da condannare e da mettere al bando.

Ma non riusciamo a fare un passo in più; quello che ci consentirebbe di riflettere sul fatto che, tutte le volte che tolleriamo che a qualcuno, magari anche vicino a noi, viene negato un diritto o  viene fatto un torto e noi non facciamo nulla per aiutarlo o addirittura ci voltiamo dall’altra parte, proseguiamo nella logica che durante il nazismo ha tollerato la Shoah.  L’indifferenza, l’apatia, la pigrizia che ci fa stare comodi nelle nostre piccole sicurezze è una sorta di miopia che non ci permette di vedere più in la del nostro naso.

E quando ci accorgeremo che stanno togliendo anche a noi i nostri diritti e la nostra libertà, sarà ormai troppo tardi.

Recensione del film “Se Dio vuole”

Vedi il trailer di “Se Dio vuole” e pensi: ok, vado al cinema a farmi due sane risate.

E poi, una volta in sala, ti ritrovi sicuramente a ridere a crepapelle ma anche, e soprattutto, a riflettere. Rifletti sull’ipocrisia che governa i nostri rapporti sia di lavoro che famigliari. L’ipocrisia a cui ci aggrappiamo per non dover far fatica.

La fatica di combattere per affermare le nostre qualità sul lavoro, come fanno i membri dell’equipe del famoso cardiochirurgo Tommaso (impersonato da Marco Giallini): si limitano ad odiarlo e criticarlo alle sue spalle.

Ma è anche l’ipocrisia a cui ricorre Tommaso nei rapporti con la famiglia per non fare la fatica di capire la solitudine in cui è sprofondata la moglie, la banalità della vita della figlia (l’ameba) e del genero (il miserabile) e l’improvvisa vocazione del figlio Andrea che affascinato dall’incontro con Don Pietro (Alessandro Gassman) e con Gesù decide di lasciare gli studi di medicina e di entrare in seminario.

Proprio questo evento scardina la routine familiare e porterà Tommaso ad un incontro – scontro con Don Pietro da cui però uscirà trasformato. Ed infine riuscirà a capire qual è la forza … che fa cadere una pera dall’albero.

Ho visto anche pendolari felici

Finalmente la pazienza infinita dei pendolari della linea Milano-Monza-Molteno-Lecco è stata ricompensata e i nuovi treni sono entrati in funzione.

Mi è capitato così di vedere scene che non credevo possibili. Pendolari felici di prendere la corsa mezz’ora prima del solito pur di vedere il treno nuovo. Pendolari  felici di veder arrivare il controllore e felici di mostrargli l’abbonamento o il biglietto.
Pendolari apprezzare la silenziosità del treno. Pendolari intenti a scoprire e a lodare anche i piccoli particolari come le prese di corrente per PC e telefonini. Pendolari viaggiare comodi!

Qualche altro pendolare ora mi dirà : cosa vuoi di più? Semplice una linea ferroviaria adeguata ai tempi e che adegui i suoi tempi a quelli frenetici dei pendolari. Una linea ferroviaria che venga ammodernata per consentire di fare più scambi e ridurre i tempi di percorrenza. Una linea ferroviaria dove ci siano pochi passaggi a livello e quei pochi funzionino perchè se mettiamo un treno nuovo sui binari, un treno che può fare i 140 Km/h, e poi deve rallentare fino ad andare a passo d’uomo ad ogni passaggio a livello… le mezz’ore di ritardo non si contano!

I pendolari hanno avuto pazienza e ne avranno ancora, ma devono ora essere più uniti che mai nel chiedere che vengano rimossi i tagli al trasporto pubblico e che vengano fatti gli investimenti minimi per migliorare la linea.

Sperem.