L’asinello (breve storia di Natale)

C’era una volta un ragazzo che viveva nelle campagne della Palestina. Aiutava suo padre nel lavoro dei campi ed accudiva gli asini. L’asino a cui era più affezionato era il più anziano, lo avevano sempre chiamato Piccolo perché non era mai cresciuto molto.
Un giorno suo padre disse al ragazzo che non potevano più tenere Piccolo perché era diventato troppo vecchio per reggere il duro lavoro dei campi: dovevano venderlo o sopprimerlo.
Quando venne giorno di mercato, a malincuore, il ragazzo portò Piccolo nella città di Nazareth per cercare di venderlo. Voleva però essere sicuro che l’acquirente fosse una brava persona che lo avrebbe accudito e non macellato.
Lo portò al mercato ma tutti i mercanti a cui si rivolse per venderlo lo derisero perché Piccolo era troppo vecchio e malandato; qualcuno invece gli chiese di acquistarlo per macellarlo.
Il ragazzo stava quasi per rassegnarsi quando, uscendo dalla città di Nazareth incontrò un uomo mite che gli chiese se l’asino fosse in vendita: ne aveva bisogno per portare sua moglie, incinta, a Betlemme per registrarsi al censimento. L’uomo disse che poteva pagarlo solo con una moneta d’argento;  gli promise però che l’avrebbe trattato bene e dicendo questo accarezzò la testa di Piccolo. L’asinello guardò il ragazzo che capì: quell’uomo era l’acquirente giusto!
Era quasi il tramonto quando Piccolo vide l’uomo mite e sua moglie incamminarsi per lasciare Nazareth. Il ragazzo li guardò partire fino a l’oscurità li tolse dalla sua vista. Ma subito dopo, nel punto in cui erano scomparsi all’orizzonte, nel cielo blu, una stella cometa illuminò il cielo e il ragazzo pensò: è un buon segno, vuol dire che Piccolo sarà felice.
Non importa se tu ti senti piccolo o vecchio o debole, non importa se gli altri ti deridono o vogliono approfittarsi di te.
Gesù ha scelto te, per mostrarsi al mondo!

Buon Natale a chi…

“Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c`era posto per loro nell`albergo.” Luca, cap. 2

Oggi vigilia di Natale ho fatto gli auguri a tante persone.  So che queste persone faranno sicuramente un buon Natale,
lo trascorreranno con le persone che amano, scambiandosi doni e sedendosi di fronte a tavole imbandite.

Il mio pensiero ed augurio va quindi, in questa notte di pioggia, a tutti quelli a cui non ho potuto dare di persona il mio augurio e che mi illudo di raggiungere con questo blog.

Auguri a quelli che sono in coda alla “Società del Pane Quotidiano”
(Fratello, sorella… Nessuno qui ti domanderà chi sei, nè perché hai bisogno, nè quali sono le tue opinioni www.panequotidiano.info).

Auguri a tutti quelli che sono sui tetti delle loro aziende (o ne sono appena scesi) per difendere il proprio lavoro e la propria dignità.

Auguri a quelle famiglie che questo Natale non avrà alla propria tavola un familiare che un giorno è uscito per andare a lavorare e non è più tornato
Auguri a chi il lavoro nel 2009 l’ha perso o nel 2010 non sa se l’avrà.

Auguri ai fratelli non italiani che cercano qui di allargare il loro piccolo angolo di vita: nel mio cuore nessuno è straniero.
Auguri a tutti quelli che, con la venuta del Bambin Gesù, ho riconosciuto come miei fratelli.

PS: questa è la versione riveduta e corretta di una nota pubblicata la vigilia di Natale del 2008 nel mio profilo Facebook